Roma, 16 luglio – “Il ruolo delle farmacie svizzere deve essere ridisegnato, promuovendole come il primo e più economico punto di contatto con il sistema sanitario”. Questo l’appello rivolto ai politici elvetici da Marc Werner, Ceo di Galenica AG, gruppo svizzero fondato nel 1927 da 16 farmacisti, oggi attivo a livello internazionale nel settore farmaceutico e della logistica sanitaria.
In un’intervista a un periodico economico romando, il manager afferma che l’aumento dei costi della salute e la carenza di medici di famiglia impongono soluzioni pragmatiche ed efficaci, che possono passare proprio dalla farmacia, lavorando per uniformare il quadro legislativo, in particolare per correggere le difformità prodotte dal federalismo.
“Non direi che le farmacie sostituiranno gli studi medici, né del resto è questa la loro intenzione: devono però diventare il primo punto di accesso al sistema sanitario” afferma Werner. “Grazie alla loro solida formazione universitaria, i farmacisti sono in grado di fornire una vasta gamma di prestazioni sanitarie e sanno perfettamente quali casi possono gestire e quali invece esulano dalle loro competenze. L’obiettivo è garantire un efficace smistamento: quando un problema può essere risolto in farmacia, il paziente evita una visita inutile; in caso contrario, viene immediatamente indirizzato verso uno studio medico o un ospedale”.
Paese che vai, ma i problemi che trovi sono più o meno sempre gli stessi: il manager critica duramente la frammentazione legislativa elvetica, chiedendosi quale sia il senso di consentire a un farmacista di effettuare un prelievo di sangue in un cantone e vietarglielo invece in un altro, pur sapendo che entrambi posseggono la stessa, identica formazione. Un limite evidente del federalismo, secondo Werner, difficile da comprendere. “Abbiamo bisogno di più fiducia e collaborazione tra autorità, imprese e associazioni di categoria. È così che la Svizzera ha costruito il suo successo”.
Il manager cerca di evitare le solite e sterili discussioni sul prezzo dei medicinali, che a suo giudizio non rappresentano il cuore del problema: “I medicamenti soggetti a prescrizione rappresentano solo una parte limitata dei 100 miliardi di costi sanitari annuali, circa 9 miliardi”, osserva. “Anche se continuiamo a ridurne i prezzi, non risolveremo il problema di fondo. I veri problemi sono l’organizzazione del sistema, la mancanza di digitalizzazione e le costose strutture ospedaliere”. E, a proposito della già citata diade Paese diversi-analoghi problemi, lancia un allarme sulla scarsità di farmaci: “Diverse centinaia di medicinali non sono più commercializzati in Svizzera, o lo sono con un notevole ritardo. Questo fenomeno merita di essere preso in considerazione molto più seriamente: rischiamo di scoraggiare l’innovazione”.
Infine il Ceo di Galenica – impresa che nel 2025 ha fatturato 4,1 miliardi di franchi, con un organico di oltre 8400 dipendenti – stigmatizza il ritardo della Svizzera nella digitalizzazione sanitaria: “Recentemente sono stato a Copenaghen per una conferenza. Quando ho spiegato ai miei colleghi stranieri che ricevo ancora le ricette su carta, pensavano che scherzassi. È imbarazzante, non c’è altra parola”.


