“Nuovo Ccnl, va accettato o respinto?”, sondaggio Sinasfa. Che invita a non fare i vaccini antiflu

“Nuovo Ccnl, va accettato o respinto?”, sondaggio Sinasfa. Che invita a non fare i vaccini antiflu

Roma, 23 settembre – Questo contratto non s’ha da firmare. Le spiegazioni fornite nei giorni scorsi dalla Filcams Cgil, che ha provato pubblicamente a spiegare le ragioni alla base dell’accordo raggiunto con Federfarma al tavolo del rinnovo del Ccnl farmacie private, scaduto da otto anni, non sono bastate a sopire le proteste di quella fetta molto consistente di collaboratori di farmacia che hanno dato sfogo sul web alla propria rabbia e delusione. Sulla bozza di accordo (ora all’esame della assemblee provinciali dei sindacati) si è infatti rovesciata, soprattutto su social e piattaforme di discussione di categoria, un’autentica valanga di critiche, spesso accompagnate da epiteti non di rado irriferibili. Per dare un’idea delle reazioni dei farmacisti dipendenti e limitandosi agli aggettivi che è possibile riportare rimanendo nel recinto della costumatezza, basterà dire che quelli più gettonati per definire il nuovo contratto sono stati “schifoso” e “vergognoso”.

Ma, oltre che dai singoli collaboratori sui social, la notizia dell’accordo con l’anticipazione dei suoi primi contenuti era stata ritenuta inaccettabile anche da alcune sigle autonome di non titolari, in particolare Sinasfa e Movimento italiano farmacisti collaboratori, le cui valutazioni negative, tradotte nel dichiarato impegno a mobilitarsi per cercare di impedire la firma del contratto nei termini resi noti, hanno riportato d’attualità una vecchia (anzi: antica) e mai risolta questione, quella della effettiva capacità dei sindacati confederali che siedono al tavolo delle trattative contrattuali di interpretare e rappresentare interessi e istanze dei collaboratori delle farmacie private. A leggere il profluvio di commenti sul web, dai quali emerge un giudizio negativo largamente maggioritario in ordine alla capacità delle sigle dei lavoratori di fare gli interessi dei farmacisti dipendenti, l’unica possibile conclusione  (peraltro in moltissimi casi esplicitata a chiare lettere) è che tra le oo.ss. confederali e i lavoratori da esse rappresentati corre una distanza siderale.

Sarebbe però un errore tirare conclusioni affrettate su una questione complicata assai: quella dei farmacisti collaboratori è notoriamente una categoria che  è molto difficile “aggregare” sindacalmente, soprattutto in ragione della sua atomizzazione: i farmacisti dipendenti lavorano infatti per aziende piccole e in una grande varietà di situazioni e condizioni, che rendono oggettivamente difficile sviluppare una coscienza sindacale omogenea e unitaria sull’intero territorio nazionale. Una realtà ben nota agli stessi sindacati confederali, più volte costretti ad ammettere le difficoltà del settore, anche sul terreno vitale dell’adozione di adeguate ed efficaci forme di pressione e lotta sindacale. Tutti i collaboratori comprensibilmente arrabbiati che in questi giorni strepitano chiedendo di organizzare uno sciopero duro e se occorre ad oltranza (ma a chi, alle oo.ss. che hanno siglato l’accordo?) per bloccare la firma del nuovo contratto, sanno benissimo che l’astensione generalizzata dei dipendenti laureati delle farmacie private è una fattispecie a dir poco chimerica.

La condizione di debolezza intrinseca sul fronte sindacale di una delle parti si traduce inevitabilmente in una forte asimmetria, prima e principale causa delle difficoltà che regolarmente incontrano le sigle confederali al tavolo delle trattative, nel confronto con una controparte decisamente più strutturata. I rinnovi del Ccnl alla fine ritenuti sempre insoddisfacenti dai lavoratori (chi ritenesse azzardata la valutazione vada pure  a rileggere, depurandoli dalle dichiarazioni di circostanza, le cronache e i giudizi relativi all’ultimo contratto di otto anni fa, o anche quelli precedenti), così come i reiterati e lunghi ritardi tra un rinnovo contrattuale e l’altro, o da ultimo i contenuti dell’accordo siglato qualche giorno fa, ritenuti estremamente deludenti, sono lì a confermare quanto appena affermato: sul fronte sindacale, i collaboratori delle farmacie partono praticamente da sempre da una posizione di oggettivo svantaggio.

Se e come questa situazione – che può ben essere definita strutturale – possa essere cambiata e migliorata è ovviamente faccenda che riguarda in via diretta i farmacisti collaboratori e i sindacati, con particolare riferimento a quelli abilitati a sedere al tavolo (Filcams, Fisascat e Uiltucs). Ma la questine investe inevitabilmente anche le sigle autonome nate negli anni proprio per cercare strade nuove, più partecipate e auspicabilmente più produttive di risultati, per sopperire agli esiti ritenuti deludenti delle rappresentanze sindacali confederali.

Proprio le sigle autonome, con l’eccezione di quelle che hanno affiancato le oo.ss. nelle trattative che hanno portato all’accordo di rinnovo, stanno ora provando a coagulare lo scontento generalizzato della categoria. A segnalarsi per attività e intraprendenza è soprattutto Sinasfa, il sindacato nazionale dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto), che sul suo sito ha lanciato un sondaggio tra i collaboratori di farmacia, chiedendo loro se è da accettare o respingere un’ipotesi di contratto che riconosce appena 80 euro lordi mensili di aumento e (inconcepibilmente, secondo Sinasfa) non prevede alcun risarcimento una tantum per il mancato rinnovo del Ccnl nei molti anni trascorsi dalla scadenza a oggi.

“Basta questo per dire che non è possibile accettare questa ipotesi di accordo” scrive Imperadrice, per il quale firmare questo Ccnl “significa mettere in ginocchio la categoria e costringerla probabilmente  a sopravvivere  quasi con lo stesso stipendio concordato con il costo della vita del 2011 fino ad almeno il 2028, se non oltre, considerando la media degli anni che occorrono per rinnovare il nostro contratto. 80 euro sono il nulla assoluto anche in previsione degli aumenti annunciati in tanti settori che influiranno enormemente sul nostro potere d’acquisto”.

“Sinasfa  non può che respingere questa ipotesi di accordo” afferma ancora il presidente del sindacato,  precisando però di parlare solo per i suoi iscritti, e non certo per tutti i farmacisti collaboratori  delle farmacie private, stimati in 60 mila circa. “Noi non possiamo parlare per tutti loro, diciamo no a questo accordo, ma altre organizzazioni di non titolari che hanno appoggiato i sindacati confederali, hanno manifestato con loro e hanno invitato i colleghi a iscriversi a quei sindacati, evidentemente hanno una visione diversa dalla nostra”. È da ritenere, ragiona Imperadrice, che si tratti di sigle e colleghi “d’accordo o non del tutto contrari a questa ipotesi di accordo”. 

Il presidente di Sinasfa, vista la situazione che vede i sindacati confederali (gli unici abilitati alle trattative) e le sigle che ne hanno sostenuto la linea muoversi in direzione della firma di un’ipotesi di contratto che migliaia e migliaia di colleghi non vogliono, lancia l’idea di sottoporre l’ipotesi del nuovo Ccnl sottoscritta da Federfarma e oo,ss, “al giudizio della categoria attraverso un referendum, sarebbe gravissimo se così non fosse e se altri decidessero ancora una volta per noi”. Idea suggestiva ma, a occhio, con possibilità pressoché nulle di essere realizzata, anche se – argomenta Imperadrice –  “il sindacato è l’istituzione deputata a firmare il Ccnl e a fare gli interessi della categoria che rappresenta, firmare il rinnovo senza la nostra approvazione darebbe adito a molti di pensare che si sono tutelati altri interessi a discapito dei nostri”.

Più praticabile l’altra indicazione avanzata da Sinasfa, che vuole arrivare alla firma del nuovo contratto “ma con l’una tantum e con un aumento adeguato”, dal momento che – spiega Imperadrice –  “noi non abbiamo la percezione che le farmacie siano sull’orlo del fallimento”.

Servono dunque strumenti di pressione e di protesta e il sindacato dei non titolari lancia al riguardo la proposta di dare  visibilità al malcontento non iscrivendosi ai  corsi per le vaccinazioni antinfluenzali: “Non  è obbligatorio e non esistono norme che impongano di somministrare i vaccini antinfluenzali nemmeno se la farmacia aderisce” spiega Sinasfa. “Non rientrano in alcuna emergenza nazionale e non viene applicato al momento nemmeno lo scudo penale. Siamo in un Paese democratico e nessuno può obbligare qualcuno a fare qualcosa contro la sua volontà. Ricordiamoci che esiste il codice deontologico e nel caso vi fossero situazioni ‘particolari’ si possono sempre  coinvolgere gli Ordini dei Farmacisti o altre istituzioni affinché vengano fatte rispettate le regole”.

Dunque, boicottare la partecipazione delle farmacie alla campagna vaccinale antiflu non rendendosi disponibili a inoculare i vaccini può rivelarsi una prima mossa “per incominciare ad aggregarci e a collaborare” scrive Imperadrice, preannunciando ulteriori iniziative, da definire via via attraverso il confronto con i colleghi,  “affinché sia chiaro che non siamo più disposti a subire”.

Messaggio, quest’ultimo, che secondo Sinasfa può essere efficacemente veicolato anche attraverso una forte partecipazione al sondaggio proposto dal sindacato sul suo sito, che – secondo quanto riferito al nostro giornale dallo stesso Imperadrice – è partito suscitando un grande interesse, almeno a giudicare dai primi risultati numerici, definiti “molto incoraggianti”. Si vedrà.

 

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